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Pianalto Astigiano per il PD

16 maggio 2008
politica interna
Buona comunicazione, sì grazie!

Inserisco una riflessione Roberta Favrin, giornalista e componente dell'Assemblea Nazionale PD, sul tema della comunicazione in Italia.

Il 25 aprile ero negli Usa e ho letto una sintesi dell'intervento di grillo in rete; non ho visto la trasmissione di Santoro.
Però ti dico volentieri la mia opinione sul tema della libertà d'informazione che, come puoi immaginare, mi sta molto molto a cuore.
Di libertà nei grandi giornali ne è rimasta poca, e anche nei <piccoli> il potere di condizionamento degli inserzionisti (politici, gruppi economici) è ugualmente molto forte.
Il tema va affrontato con urgenza, perché c'è di mezzo non il futuro di una categoria professionale ma l'esercizio della libertà d'opinione, il confronto delle idee, la verifica dei fatti, insomma i pilastri della democrazia.
Grillo nel suo <furore> confonde la causa con l'effetto.

Non è abolendo l'ordine dei giornalisti che si risolve il problema della libertà d'informazione.
L'ordine è vecchio e fatto da persone vecchie, ma serve, eccome.
Quando violano la deontologia professionale (es. non tutelano i minori e i soggetti deboli, non verificano le informazioni, le stravolgono o le utilizzano a fini terzi),i giornalisti sono passibili di condanna da parte dell'ordine: avvertimento, censura, sospensione e radiazione dall'albo.
Poi ci sono le leggi che puniscono i reati di diffamazione a mezzo stampa, insider trading.
Il giornalista che sbaglia ha l'obbligo di riparare all'errore commesso.
I cittadini non lo sanno e in questa palude proliferano i caimani.
Possiamo abolire l'ordine, ma avremo sempre più bisogno di un organo superpartes, magari un gran giurì dei lettori sul modello Usa, che vigili sul rispetto delle regole.
Questo Grillo non lo dice.
Esalta la <rete> come se quello strumento, per il fatto di essere (in teoria) accessibile a chiunque, fosse per sua stessa natura impermeabile a qualsiasi tipo di distorsione e dunque portatore di verità super partes … balle!!!
La <casta> dei giornalisti cui allude Grillo è fatta da qualche centinaia di colleghi che sono cresciuti all'ombra dei grandi poteri diventandone uno strumento.
Sono quegli stessi colleghi che voterebbero volentieri per l'abolizione dell'ordine, sapendo di potersi liberare per sempre dei pochi lacci che ancora li obbligano a un rispetto almeno formale delle regole.
Faccio un esempio: il divieto di fare pubblicità, a meno che non si tratti di causa benefica; poter fornire <consulenze> a chicchessia senza incorrere nel conflitto d'interessi.
Ma chi lavora oggi nelle redazioni? Migliaia di giovani ed ex giovani precari (dai 20 ai 40 anni ... ) pagati pochi euro a pezzo, appesi alla promessa di uno straccio di contratto che gli editori vogliono riscrivere a loro uso e consumo (non è un caso che il contratto FNSI-Fieg sia scaduto da tre anni e non si riesca a rinnovare nonostante le numerose battute di sciopero ...).
Da uno a dieci, quanto è ricattabile un collega che vive <a pezzo>?
Quale formazione professionale potrà avere?
In quali inchieste perigliose avrà il coraggio di avventurarsi?
Chi gli coprirà le spalle quando gli avvocati del potente di turno chiamato in causa gli chiederanno i danni?
E' facile sparare sui giornalisti lacchè ... , ma bisogna anche chiedersi chi e quanti, nelle condizioni date oggi e immaginate per il futuro, vorranno ancora fare questo mestiere.
Giusta la battaglia di Grillo per l'abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria ... i giornali devono stare sul mercato per l'attendibilità e la forza delle notizie, devono essere al servizio dei cittadini e non essere<mantenuti> dai cittadini.
Possono esserci delle eccezioni ... se si tratta di informazione di servizio utile alla collettività, ma il requisito di base deve essere, per lo meno, la tutela di chi ci lavora.
Oggi ricevono contributi pubblici (Stato o regioni) Tv, giornali, agenzie,che sfruttano a man bassa il lavoro nero; a dirigere queste fantomatiche testate ci sono giornalisti <teste di legno>, professionisti solo sulla carta.
E' il paradosso delle tv locali che (anche in Piemonte) ricevono contributi <per progetti sull'infanzia> e poi trasmettono a tutte le ore annunci erotici, maghi e ballerine nude.
Non mi avventuro in riflessioni sulla Gasparri.
E' evidente che il sistema televisivo italiano è funzionale a un progetto culturale di massa (minculpop) che ha imbarbarito gli italiani.
Che sta crescendo cittadini analfabeti dei propri diritti e propri dei doveri.
Io la TV non la guardo più ad eccezione degli spazi d'informazione, pur con tutti i limiti e le distorsioni che puntualmente sono sotto gli occhi di qualunque persona mediamente informata.
La Rai ha grosse responsabilità.
E' un carrozzone come Alitalia (basta conoscere qualche collega e come lavora per rendersi conto di sprechi e privilegi inaccettabili).
Credo che esploderà, e mister B avrà buon gioco a dire, questa volta più che mai, che ci penseranno i suoi figli.
Come il Pd si occuperà del problema informazione? Spero tanto e bene.
All'ultima assemblea nazionale ho avuto uno scambio di battute con Andrea Purgatori (ex inviato del Corriere, si occupò, tra l'altro, del caso Ustica).
Mi ha detto che il tema è all'attenzione di Veltroni.
Credo che sia così.

Roberta Favrin

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